💶 Fiscale — Guida pratica

Cedolare secca: guida completa per proprietari

Tutto sulla cedolare secca: quando conviene, aliquote 21% e 10%, confronto con IRPEF, come comunicarla. Con esempi numerici per ogni situazione.

1. Cos'è la cedolare secca

La cedolare secca è un regime opzionale di tassazione degli affitti abitativi. Sostituisce con un'unica imposta proporzionale: IRPEF e addizionali sul reddito da locazione, imposta di registro (2% annuo), imposta di bollo. Il proprietario rinuncia all'aggiornamento ISTAT del canone per tutta la durata del contratto.

2. Aliquota 21% vs 10%

21% per contratti a canone libero (4+4): si applica alla quasi totalità dei contratti. 10% per contratti a canone concordato (3+2): disponibile nei comuni ad alta tensione abitativa, nelle città metropolitane e nei comuni colpiti da calamità. Il canone concordato è definito da accordi territoriali tra associazioni.

3. Quando conviene rispetto all'IRPEF

La cedolare conviene quasi sempre se la tua aliquota IRPEF marginale supera il 21%. Con un reddito da lavoro di 30.000 € (marginale 35%), risparmi il 14% sul canone. Non conviene solo in casi rari: reddito molto basso (aliquota 23%) e canone modesto, dove la differenza è minima e perdi l'aggiornamento ISTAT.

Risparmio concreto

Su un affitto di 800 €/mese (9.600 €/anno) con reddito 35.000 €: cedolare 2.016 € vs IRPEF+addizionali+registro ~3.500 €. Risparmio circa 1.500 €/anno.

4. Come si aderisce

L'opzione si comunica alla registrazione del contratto (modello RLI all'Agenzia delle Entrate) oppure nella dichiarazione dei redditi. Va rinnovata a ogni annualità contrattuale. Il proprietario deve inviare raccomandata o PEC all'inquilino comunicando la rinuncia all'aggiornamento del canone.

5. Esempi pratici

Canone libero 700 €/mese, reddito 40.000 €: cedolare 21% = 1.764 €/anno vs IRPEF 35% su 95% + addizionali = ~3.100 €. Risparmio: 1.336 €/anno.

Canone concordato 500 €/mese, reddito 30.000 €: cedolare 10% = 600 €/anno vs IRPEF = ~1.800 €. Risparmio: 1.200 €/anno.