Calcolo cedolare secca affitti
Calcola la cedolare secca sugli affitti: 21% per canone libero, 10% per canone concordato. Confronto diretto con la tassazione IRPEF ordinaria per capire quale conviene.
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Formula e metodo
Canone €9.600/anno, canone libero, reddito €30.000: cedolare secca €2.016 vs IRPEF ordinaria €3.192. Risparmio €1.176/anno.
Cos'è la cedolare secca
La cedolare secca è un regime fiscale opzionale per gli affitti a uso abitativo. Sostituisce IRPEF, addizionali, imposta di registro e di bollo con un'unica imposta proporzionale: 21% per canone libero (4+4), 10% per canone concordato (3+2) nei comuni ad alta tensione abitativa.
Quando conviene
Conviene quasi sempre se l'aliquota IRPEF marginale è superiore al 21%. Con un reddito da lavoro di 30.000 € (aliquota marginale 35%), la cedolare fa risparmiare circa il 14% sul canone. Non conviene solo con redditi molto bassi (aliquota 23%) e contratto a canone concordato.
Confronto con IRPEF
Con l'IRPEF ordinaria il canone è tassato al 95% (abbattimento forfettario del 5%) con le normali aliquote progressive. Si aggiungono addizionali regionali e comunali. Con la cedolare secca si paga solo l'aliquota fissa sul 100% del canone, senza addizionali.
Limiti e obblighi
La cedolare secca si applica solo a immobili abitativi (cat. A escluso A10) affittati a persone fisiche. Il locatore rinuncia all'aggiornamento ISTAT del canone per tutta la durata del contratto. Va comunicata nella dichiarazione dei redditi.
Domande frequenti
21% per contratti a canone libero (4+4), 10% per contratti a canone concordato (3+2) nei comuni ad alta tensione abitativa.
Nella maggior parte dei casi sì, soprattutto se hai un reddito sopra i 28.000 €. L'unico caso in cui può non convenire è con reddito molto basso e canone concordato.
Sì, puoi optare per la cedolare secca su ciascun immobile indipendentemente. La scelta si rinnova a ogni annualità contrattuale.
No, la cedolare sostituisce anche l'imposta di registro (2% del canone annuo) e l'imposta di bollo. È un risparmio aggiuntivo.
Con la registrazione del contratto all'Agenzia delle Entrate (modello RLI) oppure nella dichiarazione dei redditi (modello 730 o Redditi PF).