UNI ✓ Vigente

UNI EN 806

Impianti acqua potabile edifici

Specifiche relative agli impianti all'interno di edifici per il convogliamento di acqua destinata al consumo umano

Norma vigente
In vigore dal 2008-2012
Tipo
Norma UNI
Anno
2008-2012
Ambito
Idraulica
Testo
Pubblico (Normattiva)

📊 Valori chiave

ParametroValoreRiferimento
Velocità max acqua fredda2 m/sParte 3
Velocità max acqua calda2 m/sParte 3
Pressione max esercizio1000 kPa (10 bar)Parte 2
Temperatura ACS≥ 60°C al bollitoreParte 2

Sintesi

La UNI EN 806 (5 parti) è la norma europea per gli impianti di acqua potabile all'interno degli edifici. Copre generalità (parte 1), progettazione (parte 2), dimensionamento tubazioni (parte 3), installazione (parte 4), esercizio e manutenzione (parte 5). È la base normativa per tutti gli impianti idrosanitari.

Cosa prevede

La UNI EN 806 e la serie normativa europea che disciplina gli impianti per il convogliamento di acqua destinata al consumo umano all'interno degli edifici. Si compone di 5 parti: Parte 1 (generalita e requisiti), Parte 2 (progettazione — layout, scelta dei materiali, protezione antireflusso), Parte 3 (dimensionamento delle tubazioni — metodo semplificato con portate di progetto e velocita massime), Parte 4 (installazione — posa, giunzioni, isolamento termico, prove) e Parte 5 (esercizio e manutenzione — procedure operative, disinfezione, controlli periodici).

La Parte 3 fornisce il metodo di dimensionamento semplificato basato su LU (Loading Units): a ogni apparecchio sanitario e assegnato un valore LU che rappresenta la portata di progetto. Il metodo e analogo alle unita di carico della UNI 9182 ma con valori diversi. La portata di progetto per ogni tratto di tubazione si calcola dalle LU cumulative con le curve di contemporaneita fornite dalla norma. La velocita dell'acqua non deve superare 2 m/s per minimizzare rumore e erosione delle tubazioni.

Un aspetto fondamentale della norma e la protezione della qualita dell'acqua potabile: la Parte 2 prescrive dispositivi di protezione antireflusso (disconnettori, valvole di non ritorno, rompivuoto) per impedire che l'acqua contaminata rientri nella rete potabile. La classificazione dei rischi segue 5 categorie (da 1, nessun rischio, a 5, rischio elevato), e a ogni categoria corrisponde un dispositivo di protezione specifico. La Parte 5 tratta la prevenzione della proliferazione batterica (Legionella), prescrivendo temperature minime di distribuzione, procedure di disinfezione e controlli microbiologici.

A chi si applica

La UNI EN 806 si applica a tutti gli impianti idrici all'interno degli edifici, dal punto di consegna dell'acquedotto fino ai punti di erogazione (rubinetti, apparecchi sanitari). Riguarda edifici residenziali, commerciali, pubblici, sanitari e industriali dove si distribuisce acqua potabile. E il riferimento per progettisti impiantistici, installatori idraulici abilitati ai sensi del DM 37/2008 (lettera D), manutentori e gestori degli impianti.

In Italia, la UNI EN 806 si integra con la UNI 9182 che fornisce prescrizioni complementari specifiche per il contesto nazionale. Per le strutture sanitarie (ospedali, case di cura, RSA), la norma assume particolare importanza per la prevenzione della Legionella, in conformita alle Linee Guida del Ministero della Salute. I responsabili della gestione degli impianti idrici in strutture ad uso pubblico devono implementare un piano di autocontrollo basato sui principi della norma.

Aspetti pratici

La progettazione di un impianto idrico secondo la UNI EN 806 inizia dalla definizione del layout: scelta dello schema distributivo (a pettine, ad anello, misto), posizionamento delle colonne montanti, percorso delle diramazioni e ubicazione dei dispositivi di intercettazione e protezione. I materiali ammessi per le tubazioni sono: rame (UNI EN 1057), acciaio zincato (UNI EN 10255), acciaio inox (UNI EN 10312), polietilene reticolato PE-X, polipropilene PP-R, polibutilene PB e multistrato (PE-X/Al/PE-X).

Il dimensionamento delle tubazioni deve garantire portate adeguate a tutti i punti di erogazione (pressione minima 1 bar al rubinetto piu sfavorevole) senza superare la velocita massima di 2 m/s. Per l'acqua calda sanitaria, la temperatura di accumulo deve essere di almeno 60°C e la temperatura di distribuzione di almeno 50°C al punto piu lontano, per prevenire la proliferazione della Legionella. Il ricircolo dell'acqua calda e obbligatorio quando il tempo di attesa al rubinetto piu lontano supera i 30 secondi.

Le prove di collaudo comprendono: prova di tenuta idraulica (1,5 volte la pressione massima di esercizio, minimo 10 bar, per almeno 30 minuti), verifica delle portate ai punti di erogazione, verifica della temperatura dell'acqua calda, verifica del corretto funzionamento dei dispositivi di sicurezza (riduttori di pressione, valvole di sicurezza, disconnettori) e, per le strutture sanitarie, analisi microbiologica dell'acqua prima della messa in servizio. Tutte le prove devono essere documentate nel rapporto di collaudo.

Domande frequenti

Qual e la differenza tra UNI EN 806 e UNI 9182?

La UNI EN 806 e la norma europea armonizzata, valida in tutta l'UE, che stabilisce i principi generali e i metodi di dimensionamento semplificati. La UNI 9182 e la norma nazionale italiana che fornisce prescrizioni complementari e piu dettagliate per il contesto italiano, incluso il metodo delle unita di carico (UC) per il dimensionamento, le specifiche per il ricircolo ACS e le indicazioni anti-Legionella. Nella pratica progettuale italiana, si utilizzano entrambe le norme in modo complementare.

A che temperatura deve essere distribuita l'acqua calda sanitaria?

Secondo la UNI EN 806 e le linee guida italiane anti-Legionella, l'acqua calda deve essere accumulata a una temperatura di almeno 60°C nel bollitore e distribuita a una temperatura di almeno 50°C in tutti i punti della rete, incluso il punto piu sfavorevole. Al rubinetto, la temperatura massima di erogazione deve essere limitata a 48-50°C tramite miscelatori termostatici per prevenire il rischio di ustioni, specialmente in strutture con utenti fragili (ospedali, RSA, scuole).

Cosa sono i dispositivi di protezione antireflusso?

Sono dispositivi che impediscono il ritorno di acqua potenzialmente contaminata nella rete di distribuzione dell'acqua potabile. La UNI EN 806 classifica i rischi in 5 categorie e prescrive dispositivi specifici: categoria 2 (rischio estetico) — valvola di non ritorno; categoria 3 (rischio moderato) — disconnettore controllabile; categoria 4 (rischio elevato) — disconnettore a zona di pressione ridotta (RPZ); categoria 5 (rischio massimo) — separazione fisica con vasca di raccolta a pelo libero (air gap). Un esempio comune: la caldaia richiede un disconnettore di categoria 3.

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